Il Kirghizistan è uno di quei posti che si fatica a spiegare a chi non c’è stato. Non ha monumenti famosi, non ha spiagge, non ha una cucina che fa tendenza. Ha le montagne. L’80% della popolazione ancora vive almeno in parte di pastorizia nomade. I pascoli estivi ad alta quota — i jailoo — sono occupati da giugno a settembre dalle famiglie che spostano le greggi su e giù dalla montagna come facevano mille anni fa. Il confine tra la loro vita e la tua avventura è poroso, e quello è il punto.
Bishkek è la capitale — sovietica nell’architettura, caotica nell’energia, sorprendente nella scena gastronomica e culturale che sta emergendo. Un giorno basta. Il Bazar di Osh (non la città, il mercato) è il posto giusto per capire cosa mangia il paese: lagman, samsa, manti, kumiss (latte di giumenta fermentato — è un’esperienza da non evitare).
Il lago Issyk-Kul è il secondo lago alpino più grande del mondo dopo il Titicaca — 170 km di lunghezza, 1606 metri di altitudine, non gela mai nonostante le temperature invernali. Le rive nord hanno una vocazione balneare che stona un po’ con il paesaggio, ma la riva sud è ancora libera: villaggi di pescatori, montagne innevate che entrano in acqua, silenzio.
La valle di Jyrgalan è quello che cercano i trekker seri: sentieri di alta quota verso i passi glaciali, pascoli con le yurte, nessun segno, nessun cartello. CBT Jyrgalan organizza trekking con guida e cavalli a prezzi contenuti. Dormire nella yurta di una famiglia locale — cena inclusa, rakı di mais distillato in casa — è il tipo di ospitalità che non si vende, si riceve.
Song Kul è il lago sacro a 3016 metri. In estate si riempie di yurte dei pastori kirghisi — migliaia di cavalli, fuochi la sera, notti a -5°C anche ad agosto. Si raggiunge in 4x4 attraverso uno dei passi più belli del paese. Non c’è elettricità, non c’è connessione. Per due giorni, è esattamente quello che si vuole.
Il canyon di Fairy Tale (Skazka) sulla riva sud dell’Issyk-Kul è una delle stranezze geologiche del paese: formazioni di argilla rossa e ocra scolpite dal vento in forme che sembrano artificiali. All’alba, con la luce bassa che esalta i colori, è una delle scene più fotograficamente ricche dell’Asia Centrale.
La Via della Seta passa attraverso Osh e il valico del Torugart verso la Cina. Chi ha il tempo e la burocrazia in ordine può attraversare il confine e continuare verso Kashgar — uno dei percorsi classici dell’Asia Centrale, sempre meno percorso da quando i visti cinesi sono diventati più complicati.