La Georgia è entrata nei radar del turismo internazionale da qualche anno, ma non abbastanza da avere ancora la folla che merita — o che non merita, dipende da come la guardi. Quello che è certo è che il tempo sta per scadere: i prezzi stanno salendo, i boutique hotel stanno aprendo, il numero di voli diretti aumenta ogni stagione. Il momento giusto per andarci è adesso.

Tbilisi è la città più interessante che pochi conoscono in Europa. Il quartiere di Abanotubani — le terme sulfuree coi tetti a cupola — è medievale nell’aspetto e funzionante nella realtà: ci si fa il bagno, non solo la foto. Il vecchio centro è un labirinto di cortili art nouveau con balconi in legno intagliato che si tengono insieme quasi per abitudine. Mangia nel Dezerter Bazaar il mattino — il mercato dove la Georgia reale compra la carne, il formaggio suluguni e le erbe aromatiche.

Kakheti è la regione del vino — non solo georgiano, ma del vino in assoluto: qui l’uva si coltiva da 8000 anni e il metodo delle anfore di terracotta interrate (qvevri) è riconosciuto dall’UNESCO. Una giornata tra le cantine di Sighnaghi o Telavi, con i vini arancioni fermentati sulle bucce, è un’educazione sensoriale che non si trova altrove.

Kazbegi e la chiesa di Gergeti sono la fotografia più replicata della Georgia — la chiesa medievale a 2170 metri con il Monte Kazbek sullo sfondo a 5047 metri. L’immagine è vera, ma la strada per arrivarci con una marshrutka sgangherata è parte dell’esperienza quanto la vista. Il villaggio di Stepantsminda ha moltiplicato i guesthouse negli ultimi anni — scegli in altezza, con vista sul ghiacciaio.

Svaneti è la ragione per cui i viaggiatori seri tornano in Georgia una seconda volta. Un altipiano a 1500 metri, torri medievali difensive che emergono da ogni villaggio, strade che si chiudono per sei mesi l’anno. Mestia è il centro — rustica, non restaurata, con un aeroporto minuscolo che collega Tbilisi in 45 minuti. Da lì si cammina verso Ushguli, il villaggio abitato stabilmente più alto d’Europa.

Il cibo è un’altra storia che merita tempo. La Georgia ha una cucina propria, non derivata da nessun’altra tradizione del Caucaso o del Medio Oriente: khinkali (ravioli ripieni da mangiare con le mani), khachapuri acharuli (la barca di pane con l’uovo nel mezzo), badrijani (melanzane con la pasta di noci). Ogni regione ha le sue varianti. Ci si mette una settimana per capire le differenze.